|
Selena
Lai è nata a Carbonia, dove vive, il 21 Dicembre 1973.
Si è avvicinata alla pittura, all'età di 15
anni, grazie ai preziosi e premurosi consigli di Mondo Collu,
artista con un collaudato curriculum alle spalle, che le ha
fornito i primi rudimenti del colore delle forme, assecondato
da una naturale istintiva predisposizione della giovane allieva.
Ha continuato poi da autodidatta, affinando per strada la
tecnica della composizione e maturando un gusto artistico
personale e convincente. Nel suo pur brevissimo passato da
artista tre personali a Villanovatulo (Nu) nel 1990, 1992
e 1993; 3 a Carbonia (CA) nel 1991, nel 1993 e nel 1995; una
collettiva nel monastero di Nurri (NU), altre rassegne a Sassari,
Selargius, Villamar, Sinnai e Perdaxius con varie segnalazioni.
Va inoltre segnalata la mostra allestita nella torre civica
di Carbonia nel 1998 e la mostra collettiva allestita nella
biblioteca comunale di Carbonia nel 2001.
Di seguito per farmi conoscere meglio, vi riporto
una critica presentata da un importante giornalista del settore:
Di Selena Lai la già affermata pittrice
Simonetta Secci, che con grande generosità se l'è
presa come compagna d'arte in una collettiva allestita nell'austero
convento di Nurri, ha fatto quasi certamente l'apprezzamento
più limpido e insieme più verosimile "ho
provato una grande emozione-ha affermato- davanti al suo impegno
e al suo entusiasmo nella ricerca, attraverso al pittura,
nel senso profondo e autentico della vita"
In effetti, dalla pittura della giovanissima
artista di Carbonia emerge una poetica esistenziale tutta
tesa alla scoperta, o alla
riscoperta, di antichi ma mai sopiti istinti di conservazione,
espressi con straordinaria freschezza e spontaneità
nella puntigliosa narrazione di una natura non ancora dichiarata
nemica dall'uomo (o viceversa?) nella quale gli alberi germogliano
a dispetto degli incendi, i campi sono verdi nonostante i
pesticidi abbondantemente sparsi e i fiori continuano a manifestarsi
con la consueta gamma di colori.
Ecco, questo è, in sintesi, l'universo
lirico da cui nasce e nel quale si sviluppa il sogno artistico
di Selena Lai che, ferita nella sua vitalità di donna,
lungi dal cercare rifugio e consolazione in una rancorosa
solitudine o auto-esclusione, si lancia con baldanzosa irruenza
e impeto scapigliato incontro alla vita di tutti i giorni,
di tutti gli uomini e di tutte le donne che la circondano.
Lo fa con i suoi mezzi artistici, con la capacità espressiva,
con il suo talento indiscusso che, ne sono certo, non tarderà
di molto a esplodere. Il tempo necessario per affinare tecniche
e stile; quello opportuno per definire campo di ricerca e
di definitiva applicazione estetica; quello occorrente per
arginare, entro schemi (non maniere
) ultimi e netti
la naturale sovrabbondanza giovanile di idee e l'istintiva
tendenza a esprimersi al di là dei canoni e moduli
codificati, l'empito genuino che le sgorga da dentro e che
diventa fiume in piena che irrompe e travolge ostacoli consueti
e artifici; e sentiremo parlare, passata tutta questa stagione
e nei giorni a venire di Selena Lai come di artista che, servendosi
di spatola e pennello, trasferisce su tela, immacolata ma
priva di vita e di senso sino all'intervento prodigioso dell'umana
creatività sogni e bisogni di donna; speranze e illusioni
dell'umanità; poesia e sentimenti universali; musiche
e parole condensate nel viluppo di colori; impulsi e slanci
imbrigliati in forme non rigide e nemmeno stentate o manierose,
ma coerenti con un disegno, un progetto ed un percorso artistico,
che traggono, da una istintiva vivacità e da una innata
predisposizione, linfa vitale per manifestarsi con ordinata,
decisa, conclusiva maturità espressiva. Predilige,
Selena Lai, i paesaggi come fonte di ispirazione, sorgente
di suggestione. Non poteva essere altrimenti, per lei che
senza esitazione punta la prua verso la grande pittura impressionista
di Renoir, di cui si dice fervente ammiratrice perché
-afferma- il figurativo
mi permette di comunicare il
mio messaggio ad una maggiore quantità di persone.
Per me è molto importante, mi fa sentire vicina a tutti
coloro che, nel guardare una mia opera, condividono la mia
visione del mondo.
Un figurativo guardato - non semplicemente
visto- con occhi innocenti, liberi da condizionamenti culturali
che abbiano come desinenza i soliti "ismi" (Renoir
è soltanto un pretesto, un alibi spirituale al quale
riferirsi nella ricerca e nell'esplorazione di valori cromatici
e della composizione
); che pertanto affida alla magia
dei sentimenti, alla suggestione della poesia, il suo messaggio
simbolico. Sono, allora, distese fiorite e vecchi, antichi
e solenni monasteri, casolari struggenti, assonnati nella
calura estiva, circondati da una natura quieta, placida e
serena, strade campestri e sassose e polverose, con cigli
sconnessi e frastagliati, inglesi di villaggi attorniati da
secolari case in pietra e dominate con primi piani quasi cinematografici,
da rami frondosi che proiettano le loro ombre discrete su
quanto nascondono ai raggi del sole; ma anche marine radiose
osservate da "nascondigli" segreti in cui un sole
prepotente e superba indole di una luce imponente la lieve
increspatura delle acque; o, anche, visi di fanciulli allegri
e sbarazzini alle prese con una succulenta
fetta d'anguria, gli occhi (gli occhi, gli occhi, quelli di
Selena ilari e preziosi
) rallegrati e "scaltri"
di chi addenta frutti "proibiti", trafugati, desiderati
a lungo, dissetanti. Come una metafora della vita.
Che dire, ancora, di questa Selena? Senza
correre il rischio di ripetersi e di apparire banale? Che
è, questo si non l'ho ancora detto, dotata di una eccezionale
sensibilità come di chi, colpita da eventi immani trova
dentro di se stessa non soltanto la forza per reagire ma anche
per sviluppare una singolare percettività che le consente
di filtrare colori e profumi sconosciuti ai più. Ne
fa dono, a chi le apprezza, attraverso le sue tele.
|